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La raccolta di saggi Il libro di musica, a cura di Carlo Fiore, è una lettura imprescindibile per chiunque intenda approfondire l’ambito prettamente storiografico della nostra storia musicale: una storia, questa, di pratiche ed estetiche, ma anche di testi e suoni che sarebbero destinati a non durare nel tempo se non ci fossimo dotati di una serie di “fissativi” materiali, tra i quali figurano ovviamente il libro di musica e il libro sulla musica. Se l’impostazione generale e la forma del secondo appaiono più consolidate, è invece il primo a destare un maggior interesse presso studiosi e appassionati: non solo perché affronta problemi musicologici come la questione della notazione musicale o del rapporto tra musica e testo, ma anche – soprattutto – perché il libro di musica è lo specchio di una società musicale più o meno estesa, e in quanto tale fornisce informazioni utili non solo sulla prassi e la didattica, ma anche sull’atteggiamento di un’epoca nei confronti della propria produzione musicale e di quella altrui.

Nel volume si attraversano i diversi ambienti storiografici musicali provenienti soprattutto, ma non solo, dal prolifico panorama italiano. Si parte dal Medioevo con tre dettagliatissimi saggi di respiro europeo a cura di Giacomo Baroffio, Mark Everist e John Stinson; alla prima età moderna è dedicata gran parte della trattazione, con ben 6 saggi che coprono i secoli XV-XVII (Vincenzo Borghetti, Stanley Boorman, Tim Carter, Piero Gargiulo, Franco Pavan e Angela Romagnoli); due sguardi più “nazionali” sul Settecento (Mariateresa Dellaborra e Anik Devriès-Lesure) e altrettanti dedicati al panorama ottocentesco italiano (Claudio Toscani e Luca Aversano) sono inframmezzati da un saggio di più ampio respiro sul libretto d’opera (Marco Beghelli); a chiudere la raccolta è un curioso saggio sulla seconda metà del Novecento italiano a cura di Maria Grazia Sità, con esempi da Ferneyhough, Ligeti, Penderecki, Nono e altri.

Anche grazie all’eterogeneità della trattazione, i saggi sono tutti caratterizzati dalla mirabile varietà interna di approcci: c’è ampio spazio per considerazioni di carattere filologico e codicologico, ciascuna delle quali è sempre adeguatamente spiegata e resa accessibile; numerosissime (e mai fini a sé stesse) sono le considerazioni storiografiche sull’uso materiale dei volumi, sulla loro diffusione, sul ruolo della committenza e dei mercati, così come abbondano immagini, didascalie, schemi, tabelle, tentativi di puntualizzazione, richiami a tradizioni parallele non-musicali. Infine, la lettura: per quanto sia indubbiamente densa, risulta sempre lineare – qualità molto difficile da ottenere, specialmente se occorre “mettere in fila” voci autorevoli di accademici e ricercatori nello stesso volume.Il libro di musica è un felice tentativo di fornire a un pubblico relativamente ampio una trattazione coerente e dettagliata su un argomento che spesso si dà per scontato, come se la musica avesse potuto diffondersi solo grazie al suo (innegabile) potere persuasivo; tutto ciò che permette al musicofilo di capirein toto la  sua arte prediletta, ovvero di considerarla sempre di più come prodotto dell’interazione di tanti fattori, è a mio parere degno di occupare gli scaffali delle librerie e delle biblioteche.

RECENSIONE DI NICOLO’ CLEMENTI



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