È con sincera emozione che ho accolto la proposta di poter presentare ai colleghi docenti e a tutti gli studenti del Nicolini una recente acquisizione della Biblioteca Musicale del Conservatorio di Piacenza: l’integrale delle Sonate per violino e pianoforte di Ludwig van Beethoven, edite da Curci, nella revisione del violinista italiano Franco Gulli e della moglie Enrica Cavallo, pianista, nonché compagna di vita e di palcoscenico per oltre 50 anni.
Diversamente dalle varie edizioni integrali delle 10 Sonate, normalmente rilegate in uno o due fascicoli, queste sono state pubblicate singolarmente e si trovano in mirabili ed immacolate condizioni. La loro revisione è maturata nell’arco di circa dieci anni, fra il marzo del 1980, in cui sono state scritte a quattro mani l’Introduzione e le Note, e il gennaio del 1989, data di pubblicazione dell’ultima Sonata revisionata in ordine temporale, la 4a in La minore.
Fu proprio in quell’anno accademico, il 1988/89, che ebbi la fortuna di poter studiare con il M° Gulli all’Università dell’Indiana, ora Jacob’s School of Music, ateneo che già frequentavo con una borsa di studio da quasi due anni sotto la guida di Henryk Kowalski per il violino e Rostislav Dubinsky per il quartetto d’archi e la musica da camera.
Il primo incontro musicale con il Maestro, oltre a quello casuale di un pomeriggio nei corridoi della Scuola di Musica, dove, riconoscendolo, mi presentai come parte di un quartetto di fratelli italiani venuti a studiare con Dubinsky, lo ebbi il giorno del mio 22°compleanno, in occasione del Concerto in onore del 40° Anniversario di Carriera del Duo Gulli-Cavallo che si tenne al Musical Arts Center di Bloomington, Indiana, Il 29 giugno 1987, a cui partecipai in orchestra, affiancando un nutrito numero di insigni docenti nell’esecuzione del Concerto di Mendelssohn per violino, pianoforte ed archi in Re minore. Nella prima parte del programma, oltre alla Sonata in Sol maggiore di Mozart K.301, Gulli e Cavallo diedero una memorabile interpretazione della Sonata n.9 di Beethoven, la celeberrima Sonata a Kreutzer. Seduto nelle prime file tra il pubblico ebbi la possibilità di poter osservare con attenzione le sue mani ed ammmirare le sue scelte di arcate e diteggiature. Una mi colpì in particolar modo per la sua virtuosità, proprio all’inizio della Sonata, e, ancora oggi, rimango sbalordito dall’audacia di questo grande violinista, dalla raffinatezza musicale senza compromessi, che non indietreggiava davanti a difficoltà tecniche.
Nelle settimane successive cercai di ricordare ciò che avevo visto e sentito quella sera, di recuperare la sensazione meravigliosa provata per riprodurla sul mio strumento. Di lì a poco si presentò l’occasione di riparlarne, quando ebbi modo di passare la serata con i coniugi Gulli a casa loro. Preso coraggio, mi sedetti a terra a fianco della poltrona su cui era il Maestro e gli chiesi espressamente di quella diteggiatura. Mentre con la mano destra teneva la sua immancabile Dunhill, la mano sinistra indaffarata in esercizi di terze immaginarie, con un piccolo sorrisetto, alla mia domanda rispose: “… una diteggiatura così ardua non l’avrei mai fatta, ce ne sono altre ben più semplici”.
Passato qualche mese il Prof. Kowalski mi informò che avrebbe preso un anno sabbatico e mi chiese se mi sarebbe piaciuto studiare con “Mr. Gulli”: la mia faccia incredula non lasciò ombra di dubbio, quale occasione migliore per preparare il programma per il Diploma in Italia se non con lui!! Purtroppo all’epoca il programma ministeriale non prevedeva le Sonate, se non quelle antiche, e la Kreutzer passò in secondo piano. Ma fu così che ebbi modo di cominciare a capire meglio l’approccio del Maestro verso l’utilizzo di quantomeno “inusuali” diteggiature ed arcate: le sue scelte non erano di comodità o facilità, ma sempre al servizio della narrativa musicale, del colore che voleva ottenere per l’emozione che voleva trasmettere.
Nel corso degli anni ho avuto poi occasione di ascoltare il Maestro anche come solista in numerosi concerti dal vivo, sia negli Stati Uniti che in Inghilterra ed in Italia, spesso accompagnandolo in orchestra. Ricordo le Quattro Stagioni di Vivaldi, Il 5° Concerto in La Maggiore di Mozart, nonché la Sinfonia Concertante per ben due volte, e il Concerto in Re Maggiore op.61 di Beethoven. Queste performance, come quelle del Duo, erano sì sempre sottolineate da un impeccabile gusto nel fraseggio, ma compresi anche che le sue scelte non erano facilmente adattabili a tutti e che la diteggiatura e l’arcata corretta di per sé non esistevano, bisognava sperimentare!
Per questo, chi terrà fra le mani questa edizione non avrà solo suggerimenti per arcate e diteggiature ma si troverà ad entrare nel mondo di Gulli e Cavallo. Le loro note a piè di pagina contengono numerose precisazioni sull’esatto inizio e fine di alcune frasi musicali, sull’accurata realizzazione degli abbellimenti e su quale strumento debba risaltare in primo piano rispetto all’altro. Ecco, non dimentichiamoci che queste Sonate furono scritte da Beethoven come Sonaten für Klavier und Violine, dando così pari importanza ad entrambi gli strumenti, ed Enrica Cavallo non era certo da meno del suo illustre marito, visto che entrambi erano parte integrante del corpo docenti di Bloomington. Nella sua introduzione, Cavallo indica soltanto “alcune diteggiature derivanti dalla sua personale esperienza concertistica”, sottolineando che “mani di diverse strutture troveranno necessari alcuni cambiamenti”. L’uso del pedale è ben evidenziato in tutte le sue diverse applicazioni, con l’indicazione di non disturbare mai la chiarezza della linea melodica, sia nelle parti in solo sia in quelle di accompagnamento del violino, puntando alla limpidezza e alla fluidità del fraseggio musicale.
In conclusione, l’invito è a immergersi in questi capolavori di Beethoven, revisionati dal Duo Gulli-Cavallo, il duo dell’eccellenza e dell’eleganza tutta italiana che ha conquistato il mondo per 50 anni anni e continua ad emozionarci ancora oggi attraverso le loro incisioni. Nel ringraziare il Conservatorio Nicolini, la docente Patrizia Florio e in particolare la collaboratrice di Biblioteca Irene Volpi per il suo notevole sforzo nel rintracciare questa particolare Edizione, spero sinceramente che questa acquisizione possa essere utile al corpo docente, ma in particolare agli studenti interessati a questo repertorio, e che possa ispirare il loro senso critico e la loro immaginazione per poter un giorno contribuire con nuove proposte al nostro affascinante mondo della musica.
RECENSIONE DI JOSEPH CARDAS


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