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L’oggetto di questo libro nasce dallo studio della corrispondenza (1941-1999) intercorsa tra il compositore italiano e il suo editore, Edizioni Subini Zerboni (oggi SZ Sugar). La raccolta, conservata presso l’archivio storico dell’editore, è nota come Fondo Petrassi.

In collaborazione con la casa editrice, il Conservatorio “Giuseppe Nicolini” ha dato vita nel 2021 a un progetto di ricerca e digitalizzazione del fondo. Il progetto, finanziato dal governo italiano, è stato modellato attorno a un obiettivo educativo, prevedendo il coinvolgimento diretto degli studenti del conservatorio, sia in attività concertistiche che in attività bibliografiche.

Per la ricerca è stato selezionato un gruppo di circa 2.400 documenti, relativi al periodo 1941-1984.

L’archivio SZ Sugar costituisce una preziosa fonte di informazioni sulla vita musicale in Italia durante il XX secolo. Attraverso il lavoro congiunto di Paolo Giordani e Ladislao Sugar, successori dei fondatori Emilio Suvini e Luigi Zerboni, la società nata a Milano nel 1907 – originariamente come compagnia teatrale – divenne in breve tempo l’editore di riferimento per compositori di primo piano quali Dallapiccola, Maderna, Berio, Ghedini, Pizzetti, Gianfrancesco e Riccardo Malipiero, fino a Castiglioni, Donatoni, Aldo Clementi, Morricone.

L’esame delle lettere consente uno sguardo ravvicinato sulle prassi editoriali e sul sistema della produzione musicale dell’epoca. Gli argomenti tipici trattati nella corrispondenza riguardano la preparazione e la correzione delle bozze; la circolazione del materiale richiesto per concerti e sessioni di registrazione e per la promozione di nuove opere, in Italia e all’estero; contratti e pagamenti; contatti con intermediari culturali e potenziali interpreti/esecutori; recensioni della critica.

La prima parte del volume, ricca di riproduzioni in facsimile delle lettere, descrive la collezione da un punto di vista storico. Come ricostruisce Patrizia Florio nel suo saggio introduttivo, Petrassi, già un compositore affermato all’inizio degli scambi epistolari, aveva pubblicato presso Ricordi prima di essere contattato da Paolo Giordani, direttore di Suvini Zerboni. L’inizio del rapporto professionale fra i due risale a una lettera del 1° luglio 1941. Coro di morti (1941) fu la prima opera ad essere inclusa nel catalogo dell’editore, e molte altre seguirono nel corso degli anni e attraverso vari cambiamenti ai vertici della società.

Mariateresa Dellaborra analizza, in particolare, gli scambi epistolari relativi agli anni 1950-1952 e quanto da essi affiora sulla vita musicale italiana dell’epoca. Le informazioni ricavate mettono spesso in luce lo stretto legame esistente tra iniziative promozionali attentamente pianificate e fruizione di nuove opere, anche se – come si evince dalla lettura – gli sforzi congiunti di compositore ed editore non sempre ebbero successo: diversi tentativi di far eseguire opere di Petrassi a Darmstadt, per esempio, si rivelarono infruttuosi.

Paolo A. Rossini si concentra sulle criticità della “triangolazione” autore-editore-interprete (direttore d’orchestra nello specifico). La Nuova Musica, nata nel dopoguerra, comportò nuove sfide per interpreti ed esecutori, oltre a una notazione più complessa. Petrassi era attento alla qualità della stampa delle partiture destinate alle esecuzioni delle proprie opere e mentre i suoi sforzi, insieme a quelli dell’editore, erano diretti ad individuare gli interpreti più adatti per i brani di nuova composizione, dall’epistolario affiorano legami privilegiati con alcuni direttori d’orchestra: Paul Kletzki, Fernando Previtali, Mario Rossi, Nino Sanzogno tra questi.

Corredata da esempi musicali, la sezione centrale del libro affronta il problema della definizione di stile ed estetica nella produzione postbellica di Petrassi. Candida Felici intraprende un rigoroso percorso analitico attraverso diverse composizioni scritte a partire dalla fine degli anni Quaranta, tra cui Noche oscura (1950-1951) e Odi per quartetto d’archi (1973-1975). L’analisi permette di tracciare i successivi cambiamenti nel linguaggio e nella tecnica del compositore e lo scritto si sofferma sul rapporto problematico con il serialismo.

Il contributo di Antonio Cascelli si concentra sulla dimensione religiosa in Petrassi . La partitura di Beatitudines. Testimonianza per Martin Luther King (1968-1969) viene esaminata come testimone importante ai fini di questo studio. Cascelli discute la visione umanistica del compositore secondo la quale la giustizia costituisce “luogo d’incontro fra l’umano e il divino”.

Maria Grazia Sità scrive del lungo e amichevole rapporto tra Petrassi e il suo allievo Franco Donatoni. Attraverso un’approfondita analisi della partitura del Grand Septuour (1978), opera che Petrassi dedicò a Donatoni, Sità ipotizza l’esistenza di una reciproca influenza stilistica – da maestro ad allievo e, nel corso degli anni, in direzione contraria. Un’influenza reciproca che molto ha da dire sulla curiosità intellettuale di Petrassi, sulla sua volontà di ripensare il proprio linguaggio, sul suo costante interesse per la musica prodotta da compositori più giovani.

Luigi Verdi si concentra sugli anni di apprendistato del compositore (1928-1932) presso il Conservatorio di Santa Cecilia a Roma. Attingendo agli archivi scolastici, il saggio fornisce preziose informazioni su insegnanti e colleghi di corso del nostro compositore, che aveva iniziato gli studi conservatoriali con Alessandro Bustini. La partitura completa del Preludio e fuga per orchestra d’archi di Petrassi (1929) viene riprodotta e analizzata; l’articolo è arricchito da un elenco di saggi compositivi (1926-1938) realizzati da colleghi studenti per i concerti di fine anno e gli esami finali. L’autore discute anche la breve esperienza di Petrassi quale compositore di musica per film e di brani destinati alle orchestrine dei cinematografi.

Irene Volpi ha compilato un catalogo di 489 lettere che coprono gli anni dal 1941 al 1953. Questo pregevole sforzo rappresenta la terza e ultima parte del libro e occupa quasi metà della pubblicazione. Un sistema di indici interconnessi, basati sui dati catalogati, consente di ricercare ciascuna delle 489 lettere per argomento e parola chiave; titolo dell’opera; nome della persona o dell’ente citato nelle lettere; evento (concerto, registrazione radiofonica, trasmissione radiofonica).

Sebbene la digitalizzazione abbia reso possibile la consultazione diretta della corrispondenza (visibile sul sito web del Conservatorio), il libro è di grande utilità in quanto offre allo studioso una base permanente di metadati strutturati ed apre nuove prospettive per ulteriori ricerche.

La pubblicazione rappresenta un valido strumento per conoscere gli anni più prolifici di Petrassi da una prospettiva diversa da quella puramente analitica e puramente biografica. La ricostruzione del sistema della produzione musicale nei decenni presi in esame dalla corrispondenza mette in luce, piuttosto, fattori umani, competenze e attitudini presenti nel ciclo che conduce dal processo creativo alla ricezione di un’opera. Quello tra Petrassi e le Edizioni Suvini Zerboni fu un rapporto stretto e continuato, che consentì lo sviluppo nel tempo delle necessarie sinergie. Il compositore svolse un ruolo attivo nella promozione della propria musica, rivelandosi un attento pianificatore. Il lettore otterrà molte informazioni sulle prime esecuzioni, scoprendo le personalità, le istituzioni e i canali attraverso i quali la musica di Petrassi giunse nelle sale da concerto e nei teatri italiani e stranieri. Infine, il lettore potrà meglio apprezzare i problemi posti dalla produzione e dalla circolazione fisica di una partitura, anche in tempo di guerra.

RECENSIONE DI PAOLA ROSSETTI



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